plettrude

del perdere i treni, e del riprenderli

plettrude:

io non avevo mai avuto un vibratore. tra l’altro per me vibratore era legato a una storia di tristizia di anni fa. che ero andata via da una delle tante città da cui sono andata via (che poi avrei voluto andarmene davvero, da quella città lì, ma ancora no) e io insomma non avrei voluto andarmene in quel momento lì, e facevo la pendolare avanti e indietro da una città vicina dove ero tornata temporanemente a vivere con i miei, e in quella città (quella in cui non vivevo) c’erano tutte le mie amiche, due almeno, e loro continuavano a vedersi, e a uscire, e andare in palestra insieme e andare a bere e io credo di essere stata gelosa di loro due insieme più di quanto lo sia stata di ogni ragazzo che ho avuto. e niente, avevo pranzato con loro, e poi ero partita, e sul treno loro mi avevano chiamato: oh, siam state al sexy shop, abbiam comprato due vibratori. io lo sapevo che avevo perso il treno di quella cosa lì, che non sarei mai più entrata in un sexy shop sola, e che loro ormai ce l’avevano, e amen, io no. e così, mentre dicevo: nooo, ma mi portate, la prossima volta che vengo, vero? posso venire con voi? mi sentivo quella che le sue amiche erano andate avanti, insieme, e lei niente, indietro, a casa.

Poi non è che me ne avessero parlato un gran bene, eh. dice faceva un sacco di rumore. io l’avevo anche visto, uno dei due, una volta che dormivo da una di loro (e no, l’avevo solo visto, non l’avevamo usato insieme, giuro) e non mi era un granché piaciuto a vederlo. rugoso, non lo so, il cazzo può essere bellissimo, ma di gomma, mica tanto secondo me. e niente, era finita lì.

Poi la spora, che oltre che essere una delle persone più fighe che io conosca, fighe nel senso che fa delle cose figissime, e ci mette un impegno, e un entusiasmo e un’energia e una professionalità che ho capito quando diceva: ehh, prendo la patente per il furgone, che ce vuole, dicevo, oltre a tutto questo, è anche ambasciatrice italiana della Lelo, mi ha detto, vieni, vieni al 12 camp, che poi ti porti a casa un vibratore, io ho pensato a quella cosa lì, che le amiche che avevo 10 fa ci sono ancora, ma nel mentre ne ho anche di nuove, e allora non è mica detto che io il treno del vibratore l’avevo perso per sempre. 

E quindi, ho avuto questo. A parte che è *bellissimo*. cioè, è rosa, con i fiori, liscio liscio liscio e lucido. e ha tutte le sue cosine, tipo la bustina per portarlo. la bustina, io muoio per gli accessori accessoriati, ho ancora la bustina di muji porta mascherina per gli occhi in cotonino grigio, per dire. e quindi ero a castiglioncello e morivo dalla voglia di provarlo. Ho dormito nel posto più bello del mondo, a casa di un amico della spora 

quindi, non l’ho provato subito. Poi al pomeriggio ero in treno con due amiche che eran venute a mangiare il pesce e ovvio, ho dovuto tirarlo fuori. e loro tutte un risolino, che secondo me si immaginavano che tiravo fuori un cazzone di gomma rugoso nero, e invece no, viene fuori questa cosa rosa a fiorellini che se non lo sai, beh, è tipo un oggettino decorativo che ti puoi mettere sulla scrivania. che so, un fermacarte. e la piggy mi fa: non l’hai mica usato vero? no no. (oh, era vero). allora l’ha preso in mano, l’ha acceso, e ha detto solo: uhm, nice. 

e poi finalmente ero a casa. che non era mica casa mia ancora, ma casa di un’amica, ma insomma, non è che le donne vengono con rivoli di sperma appiccicosa, vero pattie? (le bruciamo quelle lenzuola? no dai, polleggio) e ho detto proviamolo. ma era tipo una curiosità antropologica, che io dicevo, ah il rumore, ah ma una cosa meccanica sempre uguale, ma non lo so, c’abbiam le dita apposta, che bisogno c’è. (a parte che con le dita io finisce sempre mi rovino lo smalto, capita anche a voi? tipo che mi opacizza). e invece, cristo santo, non nominare il nome di dio invano, dice, ma non lo so, a me vien sempre l’orgasmo un po’ mistico, dio, cristo, madonna (non sto bestemmiando, son solo in paradiso, li guardo in faccia e li chiamo tutti per nome), non è che è perché non avevo capito come funzionava che il mattino dopo ho pensato: ce li ho dieci minuti o perdo il treno?

plettrude
Quando tocchi il fondo te ne accorgi. Fa un botto sordo. Una detonazione al rallentatore. Dopo c’è solo da risalire. Mi sono sgonfiata. Ho creato un lavoro fichissimo sui tacchi. Ho tagliato via le doppie punte. Vado in giro con gli short a pelo e i tacchi 14 e il rossetto rosso. Sono diventata manager mentre la mia ex capa è stata licenziata. Forse mi sono innamorata.
Ma la cosa più importante evah è che ho sconfitto la cellulite ed i peli superflui. Stigrancazzi.
plettrude
Sei pronta alla battaglia con gli ultracorpi.
In mano ti mettono un telecomando per fermare tutto e farti uscire in caso di malore. No, ma ti pare che faccio la fighetta? Mah. E infatti no, non è un telecomando per checche isteriche: è il pulsantino di Kim Jong Il nella scena finale di Team America e se lo pigi partono mille missili fotonici, altroché: uno va a desintegrare la fabbrica Desigual, subito e senza appello. Sarete d’accordo sul primo target. Un altro ce lo vedo bene su tutti quegli edifici che rovinano le coste dello Yucatàn. Ridiamo i pantani ai coccodrilli. Poi ovvio uno lo mandi ai carabinieri di Firenze che continuano a mandarti quella multa fatta al Ciao nel 98 per divieto di sosta. Morite.
Una bella botta anche alle agenzie che mettono le ciglia finte alle attrici nelle pubblicità dei mascara. Truffatori dimmerda.
E il Papa: una bella bombetta al LSD per fargli fare coming out e dire a tutti di far l’ammore deppiù e usare i preservativi. Diobono. Amen.
E una bomba atomica alla Monsanto, brutti stronzi che seminate OGM contaminando i campi vicini e poi gli fate pure causa accusandoli di usare i loro semi dimmerda vi venisse il colera a tutti.
Ah be’, e anche alle multinazionali di pigmenti-base che ogni tanto smettono una nuance e io poi piango ma sul serio da Guerlain o YSL perché mi smettono un rossettino. Bruciate vivi, cazzo.
E li vogliamo spaventare, gli stilisti di intimo che fanno i reggiseni taglia seconda imbottiti a pornostar siliconata? Smettetela diocristo, le tettine piccole non sono una vergogna, siete voi gli stronzi di cattivo gusto. Schiattate.

Anch’io ti amo Plett, ma stai tumblerando un po’ troppo.
Previsioni di piselli, per Pasqua, ce n’è?
<3

Cinque | SporaBlog: del perché amo la spora. perché riesce a infilare la monsanto e le nuance YSL nello stesso post (via plettrude)

plettrude
A casa mia siamo gente open bar.
Nel senso che ricordo benissimo a 20 anni uscivo con un ragazzo che in parallelo ri-frequentava la sua ex e si sbagliava e mi chiamava Chiara ogni due per tre e io mi sentivo morire e non volevo che la amasse. Lui era indeciso, credo. O forse aveva due cose diverse e complementari, non l’ho mai capito. Probabilmente era uno stronzo, perché sbagliare nome non è una bella mossa.
Anyway.
Un giorno ero disperata e parlando con mia zia lei mi fa:
“Ma non potete amarvi tutti e tre senza rompere così tanto i coglioni?” Ecco. Be’. La vita è troppo breve per passarla a cercare di far fare alla gente quello che vogliamo noi.
Gli altri sono come sono e tu sei come sei.
Tutto il resto è un inutile dispendio di energia.
plettrude
Ma credo anche credo sia difficile per molte persone capire veramente cosa vogliono fare da grandi. Anche perché è già un trauma ammettere che in effetti oh, siamo già grandi. Ma grandi e adulti di brutto. Sei grande appena passata la laurea, o comunque quando inizi a lavorare. I giovani sono quelli sotto i 25. Quindi si: siamo grandi, siamo responsabili e paghiamo le tasse, il mutuo, le bollette, siamo responsabili delle nostre azioni e dell’amore ceh diamo e non diamo. E delle crocchette della gatta. E se un giorno ti svegli che sei grande e il tuo lavoro non ti piace, devi muovere il culo. Come la storia della gazzella e il leone e la savana.
Perché sei tu che decidi cosa fare, cosa essere, cosa diventare.
plettrude
Le cadute ti fanno diventare più forte. Qualsiasi caduta. E più cadi più hai gli elementi per risollevarti. C’è gente che non è mai caduta più di tanto, e poi quando succede son cazzi amarissimi. Li vedi perdere la terra sotto ai piedi. Mi dico che sono fortunata, a saper tirarmi su. Vabe’, a volte, lo ammetto, li per li mi sembra che resterò monca di qualcosa forever. Ma poi ricresce: l’endometrio, l’orgoglio, l’amore, le unghie. Tutto tranne le calze di cachemire.